La frana di Corticiasca

La frana di Corticiasca Alla fine dell’800 il comune di Corticiasca contava circa 250 abitanti (oggi ve ne sono appena un centinaio). La gente si occupava principalmente d’agricoltura (coltivavano segale, patate e rape), ma vi era anche un’importante attività di pastorizia (in particolare pecore), di sfruttamento del bosco (castagni, faggi) e di apicoltura. Proprio in quegli anni, in paese si sfiorò la tragedia. Era la sera del 5 agosto 1896 e sulla regione si era scatenato un vero nubifragio. Il vecchio abitato di Corticiasca, ora chiamato “Corticiasca vecchia”, venne colpito da una frana che scivolò lungo un corridoio di un centinaio di metri di larghezza fino a sfiorare la facciata della chiesa dei SS. Fermo e Rustico, rimasta fortunatamente intatta. Non si trattò di una frana di grosse dimensioni, perché il materiale melmoso e sassoso non si rovesciò sull’abitato, ma si spostò praticamente sotto lo strato superficiale del terreno.

1880-1900 La frana di Corticiasca

La sensazione che ebbero gli abitanti del paese fu che il terreno scivolasse lentamente sotto i loro piedi. La spaccatura nel terreno creata dal movimento sotterraneo provocò il crollo di otto case. Sul Corriere del Ticino dell’8 agosto si riporta il racconto degli abitanti del paese: “Ieri sera, verso le tre, si scatenò qui un impetuoso temporale accompagnato da grandine, che durò sino alle 10 di notte; quel diluvio d’acqua trasformò i più piccoli ruscelli in grossi torrenti, che provocarono la caduta di numerose frane: da tutte le parte udivasi un cupo rumoreggiare di scoscendimenti, sì che ci pareva che i monti volessero sfasciarsi per tutti seppellirci sotto le loro macerie… Chi piangeva, chi gridava aiuto, era uno spettacolo tale, da far compassione anche alle pietre.” In un primo momento si temette per la vita di molti abitanti ma alle prime luci dell’alba e con il rientro dei “dispersi” (una parte si rifugiò nei villaggi vicini, altri nelle stalle dei monti) tutti tirarono un sospiro di sollievo nel constatare che la frana aveva causato solo danni materiali. Le sette o otto famiglie evacuate dalla zona avrebbero dovuto trasferirsi altrove e l’allora Consigliere di Stato Rinaldo Simen propose loro di andare ad abitare al piano della Stampa, vicino a Lugano. Gli abitanti del vecchio nucleo di Corticiasca vollero però rimanere fedeli alle loro radici e si trasferirono in altre frazioni del paese, andando tra l’altro a ricostruire le case dove ancor oggi sta il paese di Albumo. Il recente studio effettuato dall’Istituto cantonale Scienze della Terra ha appurato la precarietà del terreno, in quanto sotto lo strato di roccia che ricopre Corticiasca vecchia scorre dell’acqua. Questo rende la zona esposta ad un certo rischio di nuovi franamenti. In particolare si è constatato che alcuni piccoli riali disperdono le loro acque sul versante a monte del nucleo vecchio. La stessa acqua riappare più a valle (a quota 950 m sopra il livello del mare, Corticiasca vecchia si trova all’altitudine di 1060 m s.l.m.) sottoforma di sorgente. L’acqua scorre quindi all’interno della frana, proprio in corrispondenza della zona di massimo movimento. Per risolvere il problema si potrebbe per esempio procedere ad un drenaggio delle acque superficiali a monte del vecchio nucleo.

Bibliografia:

· Scuola media Tesserete: La frana di Corticiasca. In: Mosaico, n. 9, 1994.

· Morosoli Aldo: La frana di Corticiasca. In: “Come eravamo”, Scuola media Tesserete, 2001.

· Canonica, Arturo: Corticiasca. Consorzio Raggruppamento di Corticiasca, 1997.

· Scuola media Tesserete: Corticiasca – Scareglia, itinerario di geologia. In: “Val Colla, una valle da scoprire”. Pregassona, Fontana Edizioni.