Categorie
Feste Prima Comunione Sacramenti San Barnaba

Festa San Barnaba 2023

Durante la festa e la celebrazione della S. Messa in onore di San Barnaba, abbiamo avuto la gioia di poter celebrare la Prima comunione di nostri tre bambini, Alice, Deianira e Nicolò. A loro facciamo i nostri auguri per un cammino sicuro con il loro amico Gesù. Ringraziamo la signora Fernanda, catechista, per il suo impegno nella loro preparazione e anche un grazie ai chierichetti per il servizio prezioso all’altare in un momento così speciale per tutta la comunità.
È con immenso piacere e profonda gratitudine che ci rivolgiamo a tutti voi per ringraziarvi di cuore per aver reso possibile la meravigliosa riuscita della festa di San Barnaba. Quest’anno, grazie all’impegno straordinario di ogni persona coinvolta, abbiamo vissuto un evento davvero speciale.
Innanzitutto, desideriamo esprimere il nostro più sincero ringraziamento al gruppo organizzativo, composta da vari rappresentanti di varie associazioni di paese che ha lavorato instancabilmente per pianificare e coordinare ogni aspetto della festa.
Senza il vostro impegno, tutto questo non sarebbe stato possibile.
Un sentito ringraziamento va anche alla squadra cucina che ha deliziato i nostri palati con un ottimo piatto di pasta al pomodoro.
Grazie per aver dedicato il vostro tempo e le vostre energie per far sì che nessuno andasse via da questa festa con lo stomaco vuoto 😉
Non possiamo dimenticare la squadra buvette composta da alcune mamme, che ha contribuito a creare un’atmosfera accogliente e conviviale.
Tuttavia, vorremmo sottolineare che il successo di questa festa è stato possibile anche grazie al sostegno e all’entusiasmo di tutti coloro che
hanno partecipato.
Ogni presenza, ogni sorriso, ogni saluto è stato importante e ha contribuito a rendere l’atmosfera magica e coinvolgente.
Desideriamo, quindi, invitare tutta la comunità del paese a partecipare attivamente a questo tipo di eventi in futuro. Il vostro coinvolgimento e supporto sono fondamentali per mantenere vive le tradizioni e per costruire una comunità ancora più unita e solidale.
Vi chiediamo di continuare a sostenere queste iniziative con il vostro
calore e la vostra partecipazione, affinché possiamo continuare a realizzare eventi indimenticabili come la festa di San Barnaba. Ancora una volta, grazie a ognuno di voi per aver reso questa festa speciale e indimenticabile. Siamo grati per il vostro impegno e per la vostra dedizione e non vediamo l’ora di condividere con voi altri momenti di gioia e festa in futuro.

Grazie di cuore a tutti!

Il comitato organizzativo di San Barnaba

Categorie
Bollettini Parrocchiali San Barnaba

Nuovo bollettino online!

È uscito il bollettino parrocchiale per il periodo maggio – agosto 2023

Potete ora leggerlo anche comodamente online, buona lettura. Clicca qui

Categorie
Articoli di giornale Chiesa Parrocchiale San Barnaba Storia

Messi in luce gli affreschi della chiesa di San Barnaba

Tratto da “GAZZETTA TICINESE” del 12 luglio 1966

Chi avrebbe pensato che la chie­sa parrocchiale di San Barnaba celasse, sotto la coltre di calce, pre­ziosi affreschi che si possono far ri­salire verso il 500? Essi sono venu­ti alla luce non tanto tempo fa e si è dato mano a metterli in evidenza nel loro splendore durante l’inver­no scorso. Sono così stati messi in rilievo gli affreschi della volta e anche quelli ai lati dell’altare. Un lavoro pregevole è stato fatto ed è stata opera da certosino, al fine di non guastarli. La Chiesa si presenta così con un nuovo volto e ciò che è da mettere in evidenza si presenta con questi ottimi dipinti che, per tanti decen­ni, se non addirittura per secoli, fu­rono nascosti e di conseguenza igno­rati.

Categorie
Articoli di giornale Bidogno San Barnaba

Le sagre di giugno

Tratto da “AZIONE” Settimana dal 12 al 18 giugno 1958 – N. 24 • 6 pagine

Il mese di giugno è il periodo stagionale dell’anno in cui esplodono, con i colori morbidi del cielo e della natura, i primi veri calori. Di solito dovrebbe essere cosi; anche se poi, magari, il maltempo con temporali e nebbie può venire a negare questa nostra affermazione. Ad ogni modo, giugno è mese in cui i primi frutti, e alludiamo naturalmente alle ciliege, allietano i mercati cittadini. Oltre ad avere i suoi aspetti pittoreschi di verdure e di frutta, giugno conta talune caratteristiche sagre che, sem­pre, hanno il potere di richiamare l’attenzione della gente e il nostro vivo interesse.

Incominceremo dalla sagra paesa­na che ha luogo e si celebra nel montano villaggio di Bidogno, dell’alta Val Capriasca, nella prima decade del mese e precisamente il giorno undici. È festa che ha le sue parti­colari attrattive, modeste, ma sin­ cere e sentite. Per più giorni la festività viene annunciata con il suono delle campane, gioioso canto che si ripercuote dentro e fuori la valle, verso sera. Le donne si danno da fare ad abbellire di verde le case, ad appendere ramoscelli freschi e fiori di campo tra le suppellettili di rame che ornano la parete della cucina oppure il camino. E quando la vigilia della festa giunge, ancora una volta terona l’usanza che dura ormai da secoli: si cuoce in pignatte lar­ghe e basse la torta di pane abbondantemente nutrita di cedro, di uva passa, di cacao.

Ancora oggi resiste l’uso di accen­dere quel forni di salda memoria e che servivano a più famiglie delle diverse frazioni del paese, quando il pane lo si faceva in casa. Ogni massaia appronta due o tre « padelletti », come si dice lassù, di pasta di torta, che poi rimarrà nel forno a cuocere durante l’intera notte precedente la festa.

La chiesa viene parata con sten­ dardi e tele rosse e gialle, in segno di giubilo. Ogni famiglia mette in tavola per il pranzo qualche cosa di più, poiché san Barnaba la proteggerà per iI resto dell’anno. Talvolta, per questa sagra, si preparava anche una recita e allora nella sala l’attesa era grande. Una improvvisata orchestrina deliziava i presenti. San Bar­naba viene venerato, oltre che a Bidogno, anche negli oratori di Pazzallo, di Brugnasoo, in valle Malvaglia, a Camperio, sulla strada per il passo del Lucomagno.

Ma un’altra festività ha poi luogo il 13 giugno: sant’Antonio da Pado­va. Il culto per questo Santo è gran­de e sentito nella nostra terra. Basta pensare che viene venerato e festeggiato a Lugano, a Balerna, a Morcote, in valle di Muggio, in valle Bavona, ad Ossasco, a Cavergno. Sul colle Ceresa, tra Balerna e Novazzano, sorge un oratorio in onore del santo, oratorio che venne benedetto dal vicario del vescovo comense il 13 giugno dell’anno 1688. Il pittore Rinaldi di Tremona affrescò la chie­setta con opere pregevoli verso il 1860. Sant’Antonio è meta ogni an­no di un pellegrinaggio di popolo e la festa vi viene celebrata con gran pompa. La statua del santo ogni venticinque anni è portata In trionfale processione. Il culto per il suo Protettore è radicato nel cuore della gente, la solennità è caratteristica della terra del Mendrisiotto.

Anche le festività in onore di san Luigi riscuotono il devoto Interesse da parte del nostro popolo.

La festa di san Giovanni trova nell’uso la sua esternazione di affetto e di sensibilità. Infatti, la consuetudine vuole anche da noi che alle varie persone di nome Giovanni giungano a mazzi i fiori bianchi dal cuore d’oro, che appunto si chiamato i «fiori di san Giovanni». Nella Capriasca, poi, in questo giorno si rac­coglie la malva, erba medicinale, e anche la camomilla, per farle essicare e, cosi benedette dal Santo, saranno un buon farmaco per calmare i dolori. La notte di san Giovanni veniva celebrata con fasto in Roma antica, dove era d’obbligo fare il tra­dizionale «bagno». Questa usanza venne in seguito abolita, ma resiste ancora qualche reminiscenza, in di­ verse regioni della Penisola e da noi. In certe località nostre si usa uscire la mattina presto per Immergere nella rugiada i piedi scalzi. Infilati negli zoccoli, perché a tutto il corpo venga beneficio e i malanni riman­gano lontani. L’ultima festività del mese di giugno è san Pietro e Paolo, che in di­ verse regioni del paese conosce un culto vasto e profondo. Citeremo solo Biseca e Gravesano. Le campane in quel giorno cantano a festa e ri­cordano i due Santi; nelle chiese parate con solennità si celebra la ricorrenza con riti speciali.

Categorie
Articoli di giornale Bidogno San Barnaba Storia

Passeggiate e sagre del mese di giugno

Tratto da “AZIONE” Settimana dal 7 al 13 giugno 1956 – N. 24 • 8 pagina

Chi da Tesserete muove il passo sulla carrozzabile polverosa, ma che si snoda, come per incanto, sotto una galleria ombrosa di fronde di casta­gno, giunge nell’Alta Capriasca, a Bidogno, villaggio che sta come ap­pollaiato sul versante con le sue cen­to case rustiche e cordiali; Bidogno già fu lodato da San Carlo Borromeo che trovò quella terra «bella di erbose pendici». Il paese in quel tempo faceva parte della parrocchia di Tesserete.

Dopo la visita pastorale del 1581, San Carlo emanò il decreto che doveva separare Bidogno e le sue terre da Tesserete e voleva l’erezione della chiesa dedicata a San Barnaba. La chiesa effettivamente venne edificata e l’arcivescovo Arcimboldi la consacrò. Ma l’Istituzione a parrocchia propria, Bidogno l’ottenne solamente nel 1639 da parte di Urbano VIII.

San Barnaba, che cade l’11 giugno di ogni anno, segna per il montano villaggio un giorno di intima e sere­na festa. È la sagra del paese che viene sempre celebrata per lo più la domenica successiva e reca, in tutta la vallata, da Lopagno a Roveredo, a Treggia, a Corticiasca, un’atmosfera insolita di festosità. È una giornata di viva devozione, anche un momento di distensione tranquilla per quella popolazione che, lungo l’ar­co dei mesi e dei giorni delle quattro stagioni, suda e lavora sulla magra terra.

Già qualche giorno prima che giunga la sagra, dal bel campanile che svetta alto nel cielo, dirimpetto alle caratteristiche montagne che circondano la valle, tra le quali si distinguono le Canne d’Organo e, più lontani, il Gazzirola e il Baro puliti sempre e lucidi, si staccano melodiosi i tocchi delle campane a festa. La gente dice che allora si «suona da torta» e la espressione, colorita e di sagace intuito popolano, rende magnificamente l’idea, poiché proprio per San Barnaba – eccettuato Natale – i contadini di quassù si danno da fare a preparare la frugale e nostrana torta di pane, ricca di cedro, di uva passa, di cacao, di pignoli e di zucchero.

Suonare da festa era nei tempi della nostra fanciullezza un’arte: e quest’arte, pur ingenua e alla mano, era prerogativa di giovanotti esperti che avevano dal curato il permesso di salire sulla torre campanaria; verso il tramonto i giovanotti e qualche uomo maturo si pigiavano entro le bifore, quasi come apparizioni irreali sotto un cielo di quarzo levigato, e dalle loro mani fioriva una melodia, un’armonia densa e vellutata di accenti, un andirivieni di note acute e gravi, un ricamo fittissimo di note che ci dava la sensazione che in quei giorni le campane avessero iniziato un loro strano colloquio. E il fraseggio sonoro non aveva sosta, neppure verso la notte, quando le stelle apparivano a illuminare le vie tenebrose del cielo. Sul campanile splendevano le lanterne, e fuochi roteavano di fuori in una sarabanda inconsueta. Era l’annuncio che San Barnaba s’avvicinava, che il giorno dei suoi miracoli si stava per spiegare; quando, poi, la vigilia era giunta, il concerto a festa si faceva di botto imperioso; e i colpi di battacchio della campana maggiore e della piccolina erano interrogativi gravi e dolci, ai quali rispondeva la mezzana, quieta, di una sua voce suasiva che diceva speranza e gioia.

Nel frenetico tinnire di note le massaie iniziavano la preparazione della torta. In casa c’era un gran trambusto in quei beati tempi che sembrano ormai fuori della memoria. La nonna, la prozia, la mamma cominciavano a schiacciare con forza, tra le mani, il pane messo a rammollire in acqua e latte qualche giorno prima. Lo si schiacciava entro ampie marmitte, nelle così dette conche di rame, fino a ridurlo in poltiglia. Quindi, ecco i succosi ingredienti che noi fanciulli, furtivi, cercavamo di carpire dai cartocci messi in disordine sulla tavola o sul cornicione del camino, oppure sulla cassapanca.

Non si faceva economia, allora; ma occorre rilevare che solo in quel giorno dell’anno non si faceva economia. In ogni famiglia appariva qualche cosa di più; già, era San Barnaba che provvedeva e faceva sì che niente mancasse in casa.

Quando la pasta color di fonda cioccolata era pronta, la si metteva nelle forme; e queste erano padelle e basse pignatte che poi venivano messe nel forno della famiglia. E il forno, l’antico forno di mattonelle rosse già da qualche ora era sotto l’azione del fuoco. Quando il braciere era sodo e compatto e il crepitio si faceva prolungato, era giunto il momento per porvi la pasta. Quindi, per tutta la notte, vi rimanevano a cuocere le numerose torte che appartenevano a più famiglie. Tradizione, purtroppo, anche questa che va scomparendo; e la torta di pane, sana e gustosa, resta quasi solo un nostalgico ricordo.

Però San Barnaba quassù, nel montano paese, all’ombra dei colossali castagni, sa ancora parlare all’anima della gente. Sicché ancora si «suona di torta» e la dolce leccornia ancora fa la sua apparizione nel giorno della solennità.

• • •

Ma nel mese di giugno non soltanto si celebra la festa in onore di San Barnaba, Santo che è venerato oltre a Bidogno, a Pazzallo, a Brugnasco di Airolo, a Chiavasco in val Malvaglia, a Camperio sulla via che porta al Lucomagno, dove esistono piccoli e artistici oratori, mentre pure un santuario in onore del Santo si annovera a Tarnolgio sopra a Faido, in unione a San Matteo.

Altri Santi, ai quali la nostra gente si rivolge con preghiere e suppliche, ha il mese che consideriamo. Il 13 giugno, Infatti, si venera Sant’Antonio da Padova: a questo santo Taumaturgo sono dedicate numerose chiese nel nostro Cantone; tra queste ricordiamo i santuari di Gerso, di Cabbio, di Balerna, di Caneggio, di Morcote, di Brontallo. di Val Bavona, di Campo Valle Maggia, di Magadino, d’Anzonico, d’Ossasco, di Cavergno.

Nel 1865 i balernitani erigevano l’oratorio dedicato al Santo sul colle chiamato «Ceresa» che sta a cavallo tra Balerna e Novazzano. È un santuario che accomuna semplicità di linee e pregi rari che derivano dogli affreschi dell’atrio, in numero di quattro, e sono opera di un valente pittore di Tremona, Antonio Rinaldo. Datano del 1860. La statua di Sant’Antonio si -trova in una nicchia dell’altare; la popolazione, ogni venticinque anni, la porta in -processione; allora la festa assume un tono di calda austerità, di solennità senza pari.

Altra festività sempre cara al cuore della nostra gente è la festa di San Giovanni che cade il 24 di giugno; con particolare grandiosità la si celebrava a Contone, paesello ai piedi del Monte Ceneri. Tra le costumanze di un tempo ricorderemo quella della raccolta della camomilla in onore del Santo.

Ma ancora dobbiamo menzionare la festa di San Pietro e Paolo; essa viene celebrata il 29 giugno; carattere In solito assume in talune località tra le quali citeremo Bellinzona, Vira, Biasca, Quinto, Gravesano.

Quando queste sagre si succedono sul taccuino, ecco che l’aria che soffitta paesi e regioni si fa d’un tratto trasparente: è l’aria domestica, di casa, che viene raggiunta da attimi di quieta pensosità, vivificata dal sentimento religioso che sempre è desto tra la popolazione nostra e nei Santi vede i suoi protettori, i personaggi che sanno dare il conforto, la luce e la speranza, soprattutto nei giorni meno propizi che la vita ci riserva.

E ogni cuore esulta; le processioni che vengono tenute nei giorni della solennità hanno e recano un particolare senso di gioia e di purezza; e mentre la statua del Santo patrono viene portata a spalla dagli uomini sotto il baldacchino sgargiante di drappi e di veli, il canto delle litanie si fa coro, voce che emana dai cuori in letizia.

È questo, del culto del Santi, un peculiare aspetto del nostro paese in cui la fede è luce vivida che alimenta una perenne fiamma.

Categorie
Chiesa Parrocchiale Restauro San Barnaba

Bidogno (Capriasca), Chiesa parrocchiale di San Barnaba***

Restauri nel Ticino: notiziario 2009. Schede dei beni immobili (pag. 213)

Restauro parziale (esterno)

Riparazione della carpenteria in legno e impermeabilizzazione del tetto. Ricollocamento del manto di copertura in beole della Val Malenco e rifacimento delle opere da lattoniere in rame.

PROPRIETARIO: parrocchia di Bidogno.
TUTELA: 1967 (apparati decorativi)
INIZIO lavori: 2009
OPERATORI: Edilcampana Ponteggi, Canobbio (ponteggi); Bruno e Arno Involti, Alto Malcantone-Arosio – Diego Baldelli, Capriasca-Lugaggia (opere da carpentiere copritetto e opere da lattoniere); Gilberto Quinci, Capriasca-Bidogno (opere da pittore).

FINANZIAMENTO: proprietario. Cantone.

Bidogno (Capriasca), Chiesa parrocchiale di San
Barnaba, particolare del tetto. Dopo il restauro.

error: Content is protected !!