Le sagre di giugno

Tratto da “AZIONE” Settimana dal 12 al 18 giugno 1958 – N. 24 • 6 pagine

Il mese di giugno è il periodo stagionale dell’anno in cui esplodono, con i colori morbidi del cielo e della natura, i primi veri calori. Di solito dovrebbe essere cosi; anche se poi, magari, il maltempo con temporali e nebbie può venire a negare questa nostra affermazione. Ad ogni modo, giugno è mese in cui i primi frutti, e alludiamo naturalmente alle ciliege, allietano i mercati cittadini. Oltre ad avere i suoi aspetti pittoreschi di verdure e di frutta, giugno conta talune caratteristiche sagre che, sem­pre, hanno il potere di richiamare l’attenzione della gente e il nostro vivo interesse.

Incominceremo dalla sagra paesa­na che ha luogo e si celebra nel montano villaggio di Bidogno, dell’alta Val Capriasca, nella prima decade del mese e precisamente il giorno undici. È festa che ha le sue parti­colari attrattive, modeste, ma sin­ cere e sentite. Per più giorni la festività viene annunciata con il suono delle campane, gioioso canto che si ripercuote dentro e fuori la valle, verso sera. Le donne si danno da fare ad abbellire di verde le case, ad appendere ramoscelli freschi e fiori di campo tra le suppellettili di rame che ornano la parete della cucina oppure il camino. E quando la vigilia della festa giunge, ancora una volta terona l’usanza che dura ormai da secoli: si cuoce in pignatte lar­ghe e basse la torta di pane abbondantemente nutrita di cedro, di uva passa, di cacao.

Ancora oggi resiste l’uso di accen­dere quel forni di salda memoria e che servivano a più famiglie delle diverse frazioni del paese, quando il pane lo si faceva in casa. Ogni massaia appronta due o tre « padelletti », come si dice lassù, di pasta di torta, che poi rimarrà nel forno a cuocere durante l’intera notte precedente la festa.

La chiesa viene parata con sten­ dardi e tele rosse e gialle, in segno di giubilo. Ogni famiglia mette in tavola per il pranzo qualche cosa di più, poiché san Barnaba la proteggerà per iI resto dell’anno. Talvolta, per questa sagra, si preparava anche una recita e allora nella sala l’attesa era grande. Una improvvisata orchestrina deliziava i presenti. San Bar­naba viene venerato, oltre che a Bidogno, anche negli oratori di Pazzallo, di Brugnasoo, in valle Malvaglia, a Camperio, sulla strada per il passo del Lucomagno.

Ma un’altra festività ha poi luogo il 13 giugno: sant’Antonio da Pado­va. Il culto per questo Santo è gran­de e sentito nella nostra terra. Basta pensare che viene venerato e festeggiato a Lugano, a Balerna, a Morcote, in valle di Muggio, in valle Bavona, ad Ossasco, a Cavergno. Sul colle Ceresa, tra Balerna e Novazzano, sorge un oratorio in onore del santo, oratorio che venne benedetto dal vicario del vescovo comense il 13 giugno dell’anno 1688. Il pittore Rinaldi di Tremona affrescò la chie­setta con opere pregevoli verso il 1860. Sant’Antonio è meta ogni an­no di un pellegrinaggio di popolo e la festa vi viene celebrata con gran pompa. La statua del santo ogni venticinque anni è portata In trionfale processione. Il culto per il suo Protettore è radicato nel cuore della gente, la solennità è caratteristica della terra del Mendrisiotto.

Anche le festività in onore di san Luigi riscuotono il devoto Interesse da parte del nostro popolo.

La festa di san Giovanni trova nell’uso la sua esternazione di affetto e di sensibilità. Infatti, la consuetudine vuole anche da noi che alle varie persone di nome Giovanni giungano a mazzi i fiori bianchi dal cuore d’oro, che appunto si chiamato i «fiori di san Giovanni». Nella Capriasca, poi, in questo giorno si rac­coglie la malva, erba medicinale, e anche la camomilla, per farle essicare e, cosi benedette dal Santo, saranno un buon farmaco per calmare i dolori. La notte di san Giovanni veniva celebrata con fasto in Roma antica, dove era d’obbligo fare il tra­dizionale «bagno». Questa usanza venne in seguito abolita, ma resiste ancora qualche reminiscenza, in di­ verse regioni della Penisola e da noi. In certe località nostre si usa uscire la mattina presto per Immergere nella rugiada i piedi scalzi. Infilati negli zoccoli, perché a tutto il corpo venga beneficio e i malanni riman­gano lontani. L’ultima festività del mese di giugno è san Pietro e Paolo, che in di­ verse regioni del paese conosce un culto vasto e profondo. Citeremo solo Biseca e Gravesano. Le campane in quel giorno cantano a festa e ri­cordano i due Santi; nelle chiese parate con solennità si celebra la ricorrenza con riti speciali.

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