{"id":513,"date":"2020-03-02T15:26:00","date_gmt":"2020-03-02T14:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/?p=513"},"modified":"2023-03-10T10:43:38","modified_gmt":"2023-03-10T09:43:38","slug":"il-percorso-della-via-crucis-nel-luganese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/?p=513","title":{"rendered":"Il percorso della Via Crucis nel Luganese"},"content":{"rendered":"\n<p>Un interessante articolo apparso sulla rivista Terra Ticinese<\/p>\n\n\n\n<p><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.terraticinese.ch\/?387\/il-percorso-della-via-crucis-nel-luganese\/\" target=\"_blank\">Link all&#8217;articolo<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Anno 42 N. 1<br>Il percorso della Via Crucis nel Luganese<br>Aldo Morosoli<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"617\" height=\"410\" src=\"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/2021-09-27_15-30-28-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-515\" srcset=\"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/2021-09-27_15-30-28-1.jpg 617w, https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/2021-09-27_15-30-28-1-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 617px) 100vw, 617px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>La Via Crucis di Bidogno<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>In parecchi villaggi \u00e8 ancora dato vedere quel grande patrimonio religioso e artistico che \u00e8 la Via Crucis. Lo trovi accostato al sagrato delle chiese o costruito sul dorsale di ripide colline, a richiamare l\u2019origine del Calvario. Cammino carico di testimonianze visive, realizzate e strutturate per essere vissute. Infatti la fatica nel percorrerle legata al pensiero del dolore imposto a Ges\u00f9, aveva coniato il detto \u201c<em>\u00e8 una via Crucis<\/em>\u201d quando per circostanze varie l\u2019uomo era confrontato a difficolt\u00e0 di salute, di lavoro o famigliari.<br>Il raffronto calzava. Resta comunque primordiale l\u2019interpretazione religiosa, vissuta nei secoli scorsi nel periodo nel quale la Chiesa propone all\u2019uomo le settimane della Quaresima.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Conta quattordici cappelle o \u201c<em>stazioni<\/em>\u201d, la prima segnata dal dipinto della condanna a morte di Cristo. Terminano con la sua deposizione nel sepolcro. Alcune sono belle interpretazioni degli esposti evangelici. Altre tracciate dalla devozione popolare. Un esempio: la cappella con la Veronica che asciuga il viso a Ges\u00f9 \u00e8 legata alla tradizione che riporta a noi la memoria del \u201c<em>Sudario<\/em>\u201d deposto ancora oggi a Torino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><br>La loro istituzione<\/p>\n\n\n\n<p><br>Il frate domenicano Rinaldo di Monte Crucis, nel 1294 racconta il proprio impegno salendo al Santo Sepolcro e istituendo varie tappe che chiama \u201c<em>stationen<\/em>\u201d o fermate che descrivono i vari eventi vissuti e interpretati seguendo il dire evangelico fino alla morte sulla Croce. Questa iniziativa del frate era circoscritta nelle chiese dei religiosi Minori,<br>Osservanti e Riformati. Successivamente Papa Clemente XII la estese per la Chiesa intera. Decisione che si rivel\u00f2 prolifera al punto che il Papa successivo \u2013 Benedetto XIV \u2013<br>la limit\u00f2 in maniera drastica.<br>Oggi le chiese dispongono di un segno visivo detto \u201cvia dolorosa\u201d collocato sulle pareti interne. Una sequenza di 14 oleografie o dipinti murali, altres\u00ec di piccole croci in legno, talvolta di buona fattura.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Le nostre Vie Crucis<\/p>\n\n\n\n<p><br>Sono percorsi che esulano completamente dalle cappelle votive. Presentano un altro contesto religioso. Non una diversificazione di piccole strutture votive, ma altre intenzioni, altro scopo. Opere che segnano in modo specifico il desiderio di una comunit\u00e0 parrocchiale o del cammino francescano come quelle del Bigorio o di Locarno. In esse non c\u2019\u00e8 segno di Madonne e Santi dipinti o di ex-voto popolari. Unicamente presentano un tema corale, che raggruppa nelle 14 costruzioni l\u2019evento del Calvario.<br>Questo assieme trova il proprio spazio e apice nel corso della Settimana Santa. Tema religioso di meditazione come ancora avviene a Carona, nella struttura che conduce al piccolo santuario della Madonna d\u2019Ongero. I fedeli con il parroco percorrono meditando il cammino, soffermandosi davanti a ogni cappella. Un viaggio dello spirito<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La \u201csalita\u201d di Bidogno<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Questo percorso \u00e8 un\u2019opera unica, definita dagli esperti tra le pi\u00f9 significative dell\u2019intera fascia lombarda e a non far dubbio la pi\u00f9 bella del Ticino. L\u2019inizio \u00e8 posto ai piedi delle ultime abitazioni nella parte alta del villaggio. Immersa in un contesto agricolo montano assai tranquillo, conduce il camminatore al culmine della collina dove \u00e8 stato costruito il piccolo santuario della Divina Maest\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><br>L\u2019idea di realizzare questo percorso porta l\u2019impronta di una persona semplice, ma dalle grandi intuizioni. La sua mente, ognora rivolta al bene spirituale dei propri parrocchiani, si fonde nel Vangelo interpretato in maniera pratica, visiva, che calza perfettamente per chi faticava sulla montagna soprastante. Il parroco don Carlo Sarinelli il quale nel 1756 coinvolge tredici casati del villaggio. Penso che l\u2019idea, permeata da un briciolo di rivalit\u00e0 tra le famiglie, sia stata accettata con entusiasmo.<\/p>\n\n\n\n<p><br>La quattordicesima cappella fu finanziata dal Prevosto stesso come risulta dall\u2019atto dell\u201911 marzo 1756 deposto negli archivi di Bidogno. Grande l\u2019impegno di questo sacerdote che, presago della prossima morte (27.02.1758), oper\u00f2 incessantemente per l\u2019avanzamento dei lavori. La sua mente, dalle grandi aperture umane e artistiche, gio\u00ec quando i muratori e i lapicidi deposero gli attrezzi. Il pittore inizi\u00f2 a disegnare gli affreschi, benedetti con sollievo dal Prevosto poco prima della sua morte.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Notevole l\u2019attenzione rivolta al complesso architettonico, realizzato unicamente in pietra. L\u2019iniziale preparazione del camminamento con una serie di colmature per ottenere un regolare dorsale fu assai impegnativo. La pietra usata sia per le cappelle che per il selciato \u00e8 tutta locale, ricavata da massi erratici e nel soprastante alveo del fiume Bello.<br>Importante il contributo di numerosi scalpellini, lapicidi e muratori capriaschesi. Uomini di grandi intuizioni e conoscenze come ben si nota nelle due ultime cappelle poste sul lato sinistro. Le strutture superiori restano dei piccoli capolavori di scultura eseguite da loro.<\/p>\n\n\n\n<p><br>A distanza di 150 anni, nel 1908, il parroco don Giuseppe Car\u00f2 in uno al Consiglio parrocchiale, intraprese il primo restauro generale. Altri interventi successivi, specie sulle pitture seguirono a scadenze regolari. Oggi l\u2019opera conta ben 260 anni. L\u2019ultimo restauro iniziato nel 2002 da Adriano Bocchi \u00e8 risultato oltremodo positivo, specie nell\u2019eliminare la grande umidit\u00e0. Nel 2004 il pittore Umberto Favini di Milano, rifece integralmente le 14 stazioni oggi protette da lastre di cristallo. Pertanto questa Via Crucis rimane, a non far dubbio, una straordinaria realizzazione eseguita da persone che la motivazione e l\u2019amore le portavano nel cuore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><br>La Via che porta al Convento del Bigorio<\/p>\n\n\n\n<p><br>Un\u2019altra opera la troviamo \u2013 sempre in Capriasca \u2013 sul dorsale che porta al Convento.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Nel 1797 i Religiosi di \u201c<em>Albigorio<\/em>\u201d, in occasione di una generale riattazione della strada, vollero, seguendo l\u2019esempio di altri luoghi religiosi vicini e lontani, dare a questa viottola una spiccata nota di francescana religiosit\u00e0, affinch\u00e9 il pellegrino, passando su di essa per recarsi a salutare la Madonna, allontanasse via via dall\u2019animo suo tutte le infinite distrazioni terrene, onde giungere poi al monastero meglio preparato a compiere tutte le pratiche prettamente spirituali. In quell\u2019anno, appunto, si costrussero e si frescarono le prime cappelle cos\u00ec dette della Via Crucis.<\/p>\n\n\n\n<p><br>\u00c8 un percorso particolare che diparte da uno spiazzo dove si trova la grande cappella iniziale la cui costruzione data nel 1798. Parte integrante dell\u2019intero cammino, nel suo interno presenta la statua del Cristo in preghiera in grandezza naturale. Quindi inizia la sequenza della cappelle, costruite tutte sul lato destro del sentiero che ha un fondo in<br>acciottolato, cambia due volte direzione, facilitando l\u2019ardua salita. Un cammino realizzato a gradinate, nello stile che ben si usava in Lombardia, con un susseguirsi di scalini appena accennati a conforto di chi sale. \u00c8 di alto richiamo meditativo e spirituale, sorretto dalla poesia del bosco e dai grandi silenzi.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Un tracciato altres\u00ec percorso il giorno dell\u2019Ascensione dalle tre processioni votive cha partivano da Tesserete, Sala con Ponte Capriasca e da Bidogno. Al termine della via, posta contro il muro del convento si erge la grande croce in legno di castagno che sulla parte superiore porta i simboli della Passione. Croce posata nel 1794 e rifatta a nuovo il<br>1\u00b0 novembre 2015. Benedetta dal Vescovo Valerio Lazzeri, \u00e8 forte richiamo di questo percorso penitenziale.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Tornando alle nostre cappelle, parecchi furono gli interventi pittorici e di restauro. La grande umidit\u00e0 del bosco che le circonda ha contribuito al loro degrado. Gli affreschi iniziali furono sostituiti da 14 altorilievi in ghisa colorata. Quindi nel giugno 1978, per iniziativa di Fra Roberto si progett\u00f2 il loro risanamento. Scartata l\u2019idea di rifarsi allo stile primordiale intriso di sentimentalismi alienanti, si scelse di inserire in graffito delle motivazioni che si riallacciano al Vangelo e interrogano l\u2019uomo d\u2019oggi nel concreto sui grandi problemi di fondo. Furono perci\u00f2 coinvolti otto artisti regionali.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Salire questa via suscita pensieri particolari. Riporta alla memoria il vissuto dei cappuccini nel corso epocale di preghiere e penitenze. \u00c8 stata per parecchi secoli la loro unica strada di accesso. Resta attualmente motivazione di preghiere<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Le cappelle di Sant\u2019Abbondio a Gentilino<\/p>\n\n\n\n<p>Nel verde sagrato che circonda la chiesa e l\u2019ossario, sono poste le 14 cappelle. Un percorso architettonico ben proporzionato pur se condizionato dalla ristretta superficie.<\/p>\n\n\n\n<p><br>C\u2019\u00e8 un\u2019armonia particolare, che esalta la presenza di questa Via Crucis, costruita nel 1758 \u201c<em>a senso del testamento del fu Francesco Barchetta di Barca, rogato a Milano il 13 dicembre 1749, vennero lasciate alla v. chiesa di S. Abbondio di Gentilino e Montagnola cantonali lire 1000 per la costruzione delle cappelle della Via Crucis in giro al sagrato della suddetta chiesa<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Indubbiamente una forte testimonianza di fede e di amore per il proprio villaggio da parte del Barchetta, nato nelle vicinanze. Non si conosce il nome del pittore di allora. \u00c8 possibile che vi abbia posto mano il Petrini di Carona che illustr\u00f2 l\u2019interno dell\u2019ossario.<br>Altres\u00ec si pu\u00f2 pensare a dei contributi del pittore Bartolomeo Rusca di Arosio e del promotore delle cappelle, l\u2019artista Barchetta Francesco. Quindi nel 1934 il pittore Emilio Ferrazzini esegu\u00ec un intervento integrale che fu in seguito costantemente mantenuto su tutti gli affreschi.<\/p>\n\n\n\n<p><br>La collocazione delle cappelle, l\u2019assetto architettonico del complesso e quello dei viali alberati \u00e8 tipico del Rinascimento e del Barocco. \u00c8 una costante epocale. Perci\u00f2 il percorso della Via Crucis \u00e8 qui particolare in quanto si snoda su uno spiazzo pianeggiante.<br>Ci\u00f2 si discosta dalla tradizione, ma nulla toglie allo scopo religioso. Felice altres\u00ec l\u2019iniziativa dell\u2019attuale parroco don Matteo Pontinelli che durante la Quaresima, settimanalmente alla sera si sofferma in preghiera assieme ai fedeli. Un vissuto meditativo che ancor pi\u00f9 ne valorizza la struttura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><br>Il percorso di Carona<\/p>\n\n\n\n<p><br>Il silenzio del bosco che avvolge il piccolo santuario della Madonna degli Angeli, notevole capolavoro dell\u2019arte barocca costruito nel 1624, contribuisce ad ambientare il cammino penitenziale che degradando porta alla chiesa. Un tracciato di largo respiro, lastricato e acciottolato nella parte centrale.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Lateralmente stanno le 14 cappelle in muratura con il tetto a capanna. Intonacate di giallo, sono richiamo per chi si reca al santuario. La loro nicchia \u00e8 vuota. Le 14 tele vengono ricollocate nel corso della festa degli Angeli e nella Settimana Santa. Decisione atta a salvaguardare i dipinti, che per l\u2019intera annata sono depositati in chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p><br>L\u2019assieme \u00e8 armonioso allorquando le tele sono visibili e chiamate a raccontare la passione del Signore. Sono opera dell\u2019artista caronese Tiziano Bernasconi, dipinte nel 1880. Il pittore nasce a Carona nel 1833. Fu persona di notevole capacit\u00e0 ritrattistica. Dipingendo nel silenzio, lasci\u00f2 a noi numerose valide testimonianze. Ammirando le tele, che propongono visi e persone attivi nel villaggio, sorge la certezza di vivere l\u2019evento pasquale al cospetto degli abitanti i cui visi sono permeati di dolore, rabbia e dolcezza. L\u2019artista stesso \u00e8 visibile nei panni del Giudeo che si accanisce sulla vittima. Un assieme popolare, valido, la cui memoria ancora coinvolge la comunit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>La quale il pomeriggio del Venerd\u00ec Santo, si raccoglie davanti alle cappelle, percorre e vive il doloroso momento. Guidato dalla Croce penitenziale il parroco legge l\u2019evangelo che coralmente viene meditato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><br>La rinnovata Via Crucis di Astano<\/p>\n\n\n\n<p><br>Sul piccolo dorsale dove campeggia la bella parrocchiale dedicata a San Pietro, costruzione barocca del 1636, il luminoso sagrato ospita le 14 cappelle della Via Crucis, l\u2019ossario e pi\u00f9 sotto il camposanto. \u00c8 luogo di notevole richiamo, incentrato sulla vita del villaggio malcantonese, i cui abitanti nei secoli trascorsi hanno interpretato l\u2019arte sin nella lontana San Pietroburgo, capeggiati dai Trezzini, De Marchi e Morandi. Tornati nel villaggio nel 1815, arricchiscono il sagrato con le cappelle barocche, tutte uguali. La parte frontale bassa porta per tutte un cartiglio con inciso i nomi della famiglie che hanno finanziato l\u2019assieme.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Un discorso architettonico armonioso, signorile. Scancellati dalle atmosfere i primi affreschi, si progetta il restauro. Con fermezza il Consiglio parrocchiale resiste a varie offerte commissionali cantonali. Accetta, con idea innovativa e originale l\u2019offerta dell\u2019artista Sandro Del Prete, originario di Astano, attivo a Berna. Lo stesso realizza un corpus<br>in bronzo, con la tecnica del bassorilievo formato da 14 stazioni suggestive, uniche nel loro genere inaugurate nel 2004. Sono da ammirare per la loro originalit\u00e0, e presentano illusioni ottiche di alto prestigio artistico, la tecnica dell\u2019inversione dell\u2019immagine con simbologie particolari. L\u2019artista accompagna il visitatore in un contesto nuovo offrendo a tutti noi un percorso penitenziale di elevata simbologia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><br>Nel chiostro di Pregassona<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Al termine della costruzione della grande chiesa realizzata nel 1996 a Pregassona e dedicata a San Giovanni Battista e Massimiliano Kolbe, l\u2019artista Giancarlo Tamagni realizz\u00f2 una Via Crucis assai singolare. Un discorso nuovo che si sviluppa sulle pareti del chiostro, sorretto da immagini \u2013 non molte, ma significative ed essenziali \u2013 intercalate dalle didascalie in bassorilievo.<br>\u00c8 un cammino innovativo che impegna notevolmente nella lettura delle frasi incise sulle pareti. La colorazione delle poche immagini \u00e8 realizzata con la dominanza del bruno,<br>ci\u00f2 che suggerisce mestizia e afflizione. Percorrendo le quattro pareti la mente e forzatamente invita a un profondo pensiero meditativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><br>Da Comano al colle di San Bernardo<\/p>\n\n\n\n<p><br>Sul percorso che a monte del villaggio sale alla collina e all\u2019eremo di San Bernardo, nel maggio del 2011 sono state inserite 14 stazioni a segnare la nuova Via Crucis, voluta da una Fondazione e in seguito donata al Comune. Un cippo, posto a lato della prima dice:<br>Nag Arnoldi, scultore \u2013 Giampiero Camponovo, architetto \u2013 2011. La struttura delle stazioni \u00e8 assai emblematica, difficile da interpretare. Si avvale di un telaio basato sul terreno, vari tralicci verticali e una parete. Il tutto realizzato in ferro, attualmente corroso dalla ruggine. Applicati ai montanti stanno i bassorilievi gettati in bronzo dall\u2019artista locale Nag Arnoldi. Assai esplicativi, originali e di facile lettura. Un\u2019opera di buona caratura che a nostro giudizio sarebbe stata assai valorizzata se inserita in una rustica parete di pietra pi\u00f9 armoniosa con il tema, il bosco e meno fuorviante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un interessante articolo apparso sulla rivista Terra Ticinese Link all&#8217;articolo Anno 42 N. 1Il percorso della Via Crucis nel LuganeseAldo<span class=\"more-dots\">&#8230;<\/span> <span class=\"more-tag d-block mt-15 is-style-arrow\"><a class=\"more-link wp-block-button__link\" href=\"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/?p=513\">Continua...<span class=\"screen-reader-text\"> \"Il percorso della Via Crucis nel Luganese\"<\/span><\/a><\/span><!-- .more-tag --><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":519,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,5,31,34],"tags":[],"class_list":["post-513","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli-di-giornale","category-bidogno","category-storia","category-via-crucis"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/513","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=513"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/513\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2191,"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/513\/revisions\/2191"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/519"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=513"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=513"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/parrocchiadibidogno.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=513"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}